Il raccolto
Il raccolto e la rotoballa.
Tre giorni di fine settembre, l’ultimo taglio dell’erba medica. Il pomeriggio del 24 la falciatrice; la sera del 26 la rotopressa lungo il filare dei platani, poi il tramonto e la luna; a mezzogiorno del 27 la rastrellona dietro al Landini Testacalda, il trattore di una volta. Com’è andata, fotografato dal tetto e dai campi.
I · 24 settembre, le quattro del pomeriggio
Lo sfalcio.
L’erba medica del terzo taglio arriva al ginocchio e ha il colore che ha soltanto a settembre: un verde già stanco, pieno, che sa di miele e di polvere. Il trattore rosso entra nel campo alle quattro del pomeriggio, con il sole ancora alto e la rugiada dimenticata da ore. Si falcia con il caldo, perché l’erba tagliata deve cominciare subito ad asciugare.
La falciatrice a dischi corre a lato del trattore e si lascia dietro l’erba distesa in strisce parallele. Giro dopo giro il campo cambia faccia: dov’era un manto solo ora sono righe, come una pagina scritta a mano, e il rettangolo in piedi si stringe a ogni passaggio.
Dal tetto del capannone, tra i pannelli, si vede tutto: i platani in fila lungo il viale, la terra arata accanto, la strada bianca, il trattore piccolo che va e torna. Il rumore arriva un attimo dopo il movimento, come succede nella pianura quando l’aria è ferma.
Le quattro, sole pieno.
Il ferro passa, l’erba si piega
e resta a terra, lucida,
a imparare l’odore del fieno.
II · 25 settembre, e ancora il 26
L’erba diventa fieno.
Tra lo sfalcio e la pressa non si fa quasi nulla, e quel quasi è tutto. L’erba resta a terra a perdere l’acqua che ha dentro: il sole la asciuga di sopra, l’aria la asciuga di sotto, e a un certo punto si raccoglie in andane, i cordoni lunghi e regolari che attraversano il campo da un capo all’altro.
Se piove, si ricomincia. Se il sole regge, in quarantott’ore l’erba ha cambiato nome. Il fieno di settembre non è quello di maggio: ha meno profumo e più foglia, steli sottili, un verde che vira al grigio. È l’ultimo dell’anno, e per questo si guarda il cielo con più attenzione.
Due giorni il sole, e il vento che aiuta.
Nel campo un ordine di righe,
e il silenzio di quando si aspetta.
III · 26 settembre, le sette di sera
La rotoballa.
Alle sette meno qualcosa il trattore verde entra nel campo con la rotopressa agganciata dietro. La luce è già bassa e obliqua, arriva da ovest e accende il filare dei platani lungo il viale, foglia per foglia. La macchina segue le andane e le inghiotte: dentro, il fieno si arrotola su se stesso, strato su strato, finché la camera è piena.
Allora il trattore si ferma. La rete avvolge il cilindro, il portellone si apre e la rotoballa rotola sull’erba tagliata, si assesta, resta. Poi si riparte, e il campo dietro si svuota di righe e si riempie di balle.
Ogni balla è un pezzo di campo. Pesa quanto pesa il sole di due giorni e ha la forma che le dà la pressa: un rullo di erba secca legato stretto, che aspetterà l’inverno al coperto o partirà con chi verrà a prenderla.
Il sole basso, l’oro sui platani.
Il fieno gira, si stringe, si chiude:
un rullo dopo l’altro,
la stagione si mette da parte.
IV · Le sette e un quarto
Quel che resta della luce.
Finito il lavoro, la sera prende il resto. Dal tetto si vede il sole andarsene dietro i campi arati, rosso e senza fretta. La fontana del giardino, con i suoi aironi, tiene l’ultimo azzurro del cielo un poco più a lungo dell’aria. I gelsi allungano ombre lunghissime sul prato. Sotto il pergolato, il vecchio aratro azzurro sta fermo come sta fermo da anni.
È l’ora in cui la cascina smette di essere un posto di lavoro e torna a essere una casa: si spengono i motori, si sente il canale, si sente il vento nei platani.
Poi il sole è dietro le case,
e la fontana tiene il cielo
ancora un poco.
V · Le sette e venti
Il Ciao e la rotoballa.
Alle sette e venti la luna sale, bassa e rotonda, sopra il campo che ingiallisce lungo la strada. Il vecchio motorino di famiglia, il Ciao, è fermo davanti al campo come se fosse lì per guardarla. Poi va ad appoggiarsi a una rotoballa, che a quest’ora è più alta di lui e ancora tiepida del sole.
Il cielo passa dal rosa al viola. La giornata cominciata due giorni prima con la falciatrice finisce così, senza rumore: una balla, un motorino, la luna. Domani le balle si portano al coperto; stasera restano nel campo, a prendere l’umido.
Luna sopra il campo, luna piena di settembre.
Il fieno è chiuso, il trattore è a casa.
Resta un motorino appoggiato a una balla,
e l’aria che sa d’erba.
VI · 27 settembre, mezzogiorno e mezzo
La rastrellona e il Testacalda.
Il giorno dopo, con il sole alto, tocca ai vecchi. La rotopressa ha fatto il grosso, ma lungo i bordi e tra un’andana e l’altra il fieno è rimasto: poco, sparso, quello che una macchina grande non vede. Allora esce dal capannone il Landini Testacalda L25, il trattore di una volta: grigio con le ruote arancioni, venticinque cavalli come dice il nome, un motore a testa calda che si accende con la fiamma e poi va avanti a sbuffi bianchi, senza fretta. Dietro, agganciata, la rastrellona: due grandi ruote di ferro e una fila di denti curvi che pettinano il campo e raccolgono tutto.
Si lavora a mezzogiorno, con l’ombra corta sotto le ruote. Il Landini gira lungo il filare, torna verso la balla rimasta in mezzo, passa davanti al capannone e ai pannelli. Quando i denti sono pieni, una leva li alza e il fieno resta a terra in un mucchio; poi un altro, e un altro ancora, come punti alla fine delle righe.
Poi il campo è finito davvero, e comincia il giro. Il Testacalda risale il viale sotto i platani, esce dal cancello, attraversa il ghiaino, si ferma alla fontana con gli aironi, passa sotto il pergolato, prende la strada e va lungo il canale. Non serve a niente e serve a tutto: è il modo che ha la cascina di dire che, per quest’anno, il fieno è a posto.
Mezzogiorno, ombra corta.
Il vecchio sbuffa e tira i denti di ferro:
quel che resta lo raccoglie lui,
poi va a farsi vedere alla fontana.
Il Tracker, la moto blu, intanto ha preso il posto del Ciao: appoggiato alla stessa rotoballa, con il sole in pieno invece della luna. Il Landini finisce il giro sulla strada, poi lungo il canale, e si ferma con i fari verso i campi. All’una e tredici l’ultima foto: il muso, i due fari tondi, il cielo. Per quest’anno il fieno è tutto qui.
Il ferro vecchio non ha fretta.
Ha fatto il suo, come ogni anno,
e guarda i campi con due fari spenti.
Le ore
Tre giorni, nove momenti.
Gli orari sono quelli delle fotografie.
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24 set · 16:00
Lo sfalcio
Il trattore rosso e la falciatrice a dischi. Il campo passa da manto a righe.
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25 set
Il sole
L’erba resta a terra ad asciugare. Si raccoglie in andane.
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26 set · 18:56
La rotopressa
Il trattore verde entra nel campo. Le andane diventano rotoballe.
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26 set · 19:01
Il tramonto
Il sole va giù dietro i campi arati. La fontana tiene l’azzurro.
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26 set · 19:20
La luna
Bassa, a est, sopra il campo che ingiallisce. Il Ciao davanti al campo.
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26 set · 19:28
La balla e il motorino
Sotto il cielo viola. Poi si torna a casa.
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27 set · 12:35
La rastrellona
Il Landini Testacalda esce dal capannone e raccoglie quello che la rotopressa ha lasciato.
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27 set · 12:54
Il giro
Il viale, il cancello, la fontana, il pergolato, la strada, il canale.
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27 set · 13:13
L’ultima foto
Il muso del Landini, i due fari, il cielo. Il fieno è a posto.
Il fieno di questo taglio si ritira in cascina.
In rotoballe, su appuntamento. Una telefonata e ti diciamo quante ce ne sono e quando passare.